Neurodivergenze, DSA e disturbi del neurosviluppo
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Che cosa sono le neurodivergenze
Il termine neurodivergenza indica un funzionamento neurologico che si discosta da quello più diffuso nel modo di percepire, prestare attenzione, apprendere, comunicare e regolare le emozioni.
Comprende condizioni che la clinica descrive come disturbi del neurosviluppo, tra cui:
il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD);
lo spettro autistico;
i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia;
altri profili, come i disturbi del linguaggio, della coordinazione motoria o i tic.
Queste condizioni si manifestano fin dallo sviluppo e accompagnano la persona per tutta la vita, in forme molto diverse da una persona all’altra. Spesso si presentano insieme: ADHD e DSA, ad esempio, coesistono di frequente.
Una neurodivergenza non dipende dallo scarso impegno né da errori educativi. Le difficoltà nascono spesso dall’incontro tra il proprio funzionamento e contesti, come la scuola, il lavoro o le relazioni, organizzati per un funzionamento diverso.
Come si manifestano
I segnali cambiano con l’età e con le richieste dell’ambiente.
Nell’infanzia: irrequietezza marcata, difficoltà a seguire le regole del gioco, ritardi nel linguaggio, interessi molto intensi e ristretti, forte reazione a rumori, luci o cambiamenti di routine.
Negli anni di scuola: lentezza o errori persistenti nella lettura, nella scrittura o nel calcolo, distrazione, compiti che richiedono tempi molto lunghi, fatica nelle relazioni con i compagni.
In adolescenza: difficoltà nell’organizzare lo studio, calo del rendimento con il crescere delle richieste, senso di diversità, isolamento o, al contrario, impulsività e conflitti.
In età adulta: fatica a gestire tempi, scadenze e organizzazione, stanchezza nelle situazioni sociali, la sensazione di dover compensare continuamente. Molte persone ricevono una diagnosi solo da adulte, spesso dopo quella di un figlio.
Alla richiesta di aiuto portano spesso le conseguenze più che la condizione in sé: ansia, bassa autostima, frustrazione, crisi di rabbia, tensioni in famiglia.
DSA o difficoltà scolastiche?
Non ogni difficoltà a scuola è un DSA.
I disturbi specifici dell’apprendimento riguardano abilità precise (leggere, scrivere, calcolare) in presenza di un’intelligenza nella norma, e persistono nonostante l’insegnamento e l’esercizio. La diagnosi si può formulare di norma dalla fine della seconda primaria per lettura e scrittura e dalla fine della terza per il calcolo.
Le difficoltà scolastiche possono invece dipendere da ansia, demotivazione, problemi di attenzione, momenti difficili in famiglia o nel gruppo dei compagni, e spesso migliorano quando cambia il contesto.
La distinzione è importante: con una certificazione di DSA, la Legge 170/2010 prevede un Piano Didattico Personalizzato (PDP), con strumenti compensativi e misure dispensative.
Come si lavora in studio
Il percorso parte da uno o più colloqui conoscitivi: con i genitori, quando si tratta di un minore, o con la persona stessa, se adulta.
Segue una valutazione psicologica, che raccoglie la storia dello sviluppo, osservazioni, materiali scolastici, eventuali relazioni precedenti e, quando utile, test standardizzati adatti all’età. Serve a comprendere il funzionamento della persona e a capire se è indicato un approfondimento diagnostico specialistico.
In base ai bisogni, il percorso può comprendere:
colloqui con il bambino o il ragazzo, per comprendere il proprio modo di funzionare, regolare le emozioni, rafforzare l’autostima e le abilità relazionali;
sostegno ai genitori, con strategie concrete per la vita quotidiana: routine, compiti, gestione delle crisi;
incontri con la famiglia, secondo un approccio sistemico-relazionale che considera le relazioni tra tutti i suoi membri, fratelli compresi;
collaborazione con la scuola, con il consenso dei genitori, per costruire o rivedere il PDP;
dialogo con gli altri professionisti che seguono il bambino, come neuropsichiatra infantile, logopedista e pediatra;
percorsi per adulti, per rileggere la propria storia alla luce di una diagnosi e trovare modalità più sostenibili nel lavoro e nelle relazioni.
I percorsi in quest’area sono seguiti dalla Dott.ssa Chiara Castelli, psicologa psicoterapeuta sistemico-relazionale.
Domande frequenti
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No. Si può iniziare anche solo da un dubbio o da una segnalazione della scuola. La valutazione iniziale serve proprio a chiarire la situazione.
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La certificazione valida ai fini scolastici è rilasciata dal Servizio sanitario o da équipe autorizzate, secondo le procedure regionali. Il percorso in studio può comprendere una prima valutazione, orientare verso l’iter diagnostico e accompagnare la famiglia dopo la diagnosi.
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Sì. Con i bambini il coinvolgimento dei genitori è parte integrante del percorso; con gli adolescenti si concordano spazi individuali e momenti condivisi.
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Sì. Una valutazione in età adulta può aiutare a dare un senso a difficoltà vissute per anni e a orientare verso un eventuale approfondimento diagnostico.
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I colloqui con i genitori e i percorsi per adulti possono svolgersi anche online. Con i bambini si lavora di norma in studio.
Un primo colloquio con la Dott.ssa Castelli
I percorsi in quest’area sono seguiti dalla Dott.ssa Chiara Castelli, psicologa psicoterapeuta sistemico-relazionale.
Il primo colloquio serve a capire che cosa sta succedendo e quale percorso è più indicato