Comprendere la Complessità Emotiva dell’inizio di un nuovo anno.
Il mese di gennaio (con un prolungamento anche a febbraio) viene spesso dipinto come il tempo dei nuovi inizi e dei buoni propositi. Eppure, una volta spenti i riflettori delle feste, ci si ritrova immersi in un panorama emotivo estremamente variegato e spesso contraddittorio.
Il paradosso del rientro: Tra malinconia e sollievo
Mentre molti parlano di "Post-Holiday Blues" (la tristezza del dopo-festa), esiste un'altra verità, meno dichiarata ma altrettanto comune: il profondo senso di sollievo che si prova nel tornare alla propria routine.
Per molti di noi, il rientro in ufficio, il caffè solitario al mattino o il ritorno alla propria agenda non rappresentano un peso, ma una vera e propria "ancora di salvezza". Questo accade perché le festività spesso ci costringono a una vicinanza forzata con le dinamiche familiari.
La trappola del ritorno alle origini: Stare in famiglia per molti giorni può riattivare dinamiche antiche: improvvisamente, pur essendo adulti realizzati, ci si ritrova a reagire ai commenti dei genitori o dei parenti con la stessa frustrazione o il senso di inadeguatezza che provavamo da bambini.
Tornare al lavoro significa allora riappropriarsi della propria identità adulta, lontana da quei ruoli infantili e spesso dolorosi in cui la famiglia tende, talvolta inconsapevolmente, a incasellare.
Perché il mese di gennaio è psicologicamente denso
Al di là del sollievo o della malinconia, questo periodo ci mette alla prova su diversi fronti:
Il crollo dopaminergico: Dopo l'iper-stimolazione di dicembre, il ritorno alla "normalità" può apparire cromaticamente grigio.
La pressione del "Nuovo Me": L’imperativo sociale di dover stravolgere la propria vita con l'inizio dell'anno nuovo può generare un ansia da prestazione paralizzante.
Il fattore luce: Gennaio è uno dei mesi con meno ore di luce naturale, il che influisce biologicamente sul tono dell'umore e sulla stanchezza.
Come navigare questo mese con gentilezza
Invece di forzare un entusiasmo che non sentite, o di colpevolizzarvi se siete sollevati all’idea di ritornare alla vostra routine adulta, provate ad adottare queste prospettive:
Validazione: Accettate il vostro stato d'animo, qualunque esso sia. La routine non è una prigione, ma un’impalcatura che ci aiuta a sentirci sicuri.
Confini: Se il periodo natalizio è stato faticoso, usate gennaio per ristabilire i vostri confini personali e ricaricare le batterie sociali.
Obiettivi minimi: Non serve rivoluzionare la propria vita. A volte, il successo del mese di gennaio sta semplicemente nel riprendere il proprio ritmo con serenità.
In conclusione
C'è chi vive l’inizio del nuovo anno con il desiderio di tornare indietro e chi con la gratitudine di aver chiuso un capitolo faticoso.
Che tu provi malinconia per le luci che si spengono o un immenso sollievo nel ritrovare il tuo ufficio e la tua solitudine, va bene così. Che tu ti senta rigenerato o profondamente stanco, che tu sia proiettato nel futuro o ancora bloccato nei residui delle dinamiche familiari, va bene lo stesso. Ogni emozione ha il diritto di abitare questo inizio anno: l'importante è concedersi lo spazio per ascoltarla senza giudizio.