La complessità della cura: perché l'approccio integrato e la rete sono essenziali in psicoterapia.
La cura integrata
Alcuni pensieri che ci hanno guidato nel dare forma e identità al nostro studio Psycosintesi.
Nella vita quotidiana tendiamo spesso a patologizzare il sintomo e separarlo dalla nostra vita: l'ansia, l’apatia, un conflitto familiare o un momento di crisi vengono visti come problemi isolati che devono essere risolti (possibilmente in fretta). L'esperienza clinica invece ci insegna che l'essere umano è un sistema complesso dove mente, corpo e relazioni si influenzano costantemente: così come nei disturbi fisici, anche per quelli psicologici un sintomo è solo ciò che noi vediamo di un malessere più profondo.
Integrare più prospettive, modelli e teorie nel lavoro clinico diventa quindi una risorsa preziosa per una psicoterapia non solo più efficace nel breve termine, ma anche più duratura.
L’integrità della persona: oltre il singolo approccio
Come impariamo nel corso dei nostri studi e osserviamo quotidianamente nella pratica clinica, non è il paziente ad adattarsi alla terapia, ma è il percorso a modellarsi sulla complessità della storia che ci viene consegnata. Che si tratti di un individuo, di una coppia o di un’intera famiglia, il nostro obiettivo è costruire un abito su misura.
Il lavoro di rete: la terapia non finisce nella stanza
Spesso si pensa alla psicoterapia come a un dialogo chiuso tra due persone. In realtà, l'approccio multidisciplinare e il lavoro di rete sono strumenti clinici a tutti gli effetti.
Il benessere è il risultato di un equilibrio tra vari contesti, biologico, psicologico e sociale, e deve essere collocato quindi in una dimensione che coincida con la vita reale delle persone. Collaborare con medici, scuole e servizi del territorio non è solo un supporto logistico, ma significa riconoscere che la persona vive in un ambiente. Un intervento che dialoga con la rete circostante ha un'efficacia superiore, perché aiuta il paziente a consolidare i cambiamenti ottenuti nella stanza di terapia anche nella sua quotidianità.
L’etica della responsabilità e la formazione continua
Tutto ciò, oltre ad essere una buona prassi, vuol dire a nostro parere lavorare secondo etica professionale che non è solo il rispetto di un codice deontologico, ma una postura mentale: è l'impegno a vedere l'altro nella sua interezza, senza etichette limitanti, e mettere in campo tutto ciò che la letteratura scientifica ci dice essere efficace per quella persona. E sì, talvolta ciò significa anche indirizzare la persona verso altri colleghi o professionalità che conoscono o hanno gli strumenti più utili.
Inevitabilmente questo si lega alla formazione continua: in un campo scientifico che evolve rapidamente, lo studio costante non è un vezzo accademico, ma una responsabilità verso il paziente. Significa offrire strumenti che siano validati e aggiornati, garantendo che il tempo trascorso in terapia sia un investimento reale sulla propria salute.
Conclusione: individuare le risorse
Da questi pensieri è nato il nostro studio: l’obiettivo di un percorso non è semplicemente la rimozione di un disagio, ma l’individuazione di nuove strategie (per il paziente ma anche per il terapeuta). La cura funziona quando la persona smette di sentirsi "il problema" e inizia a vedersi come un insieme di risorse ancora da esplorare.